L'inquinamento che si sposta da nord a sud |
| Mercoledì 31 Dicembre 2008 23:40 | |
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I Paesi industrializzati da un lato si impegnano sulla carta e nelle intenzioni, nel rispetto della convenzione di Kyoto, a diminuire le emissioni di gas C02 nell'aria passando a fonti di energia rinnovabile o usando costosi desolforatori e combustibili meno inquinanti nelle vecchie industrie, dall'altro, attraverso i propri governi, hanno finanziato, dal '94 al '99, con 103 miliardi di dollari, nuovi impianti industriali nei Paesi cosiddetti in via di sviluppo. Della cifra su citata ben 34 miliardi sono stati stanziati per finanziare impianti petroliferi, a carbone o altri gas combustibili in questi Paesi che, com'è noto, sono rimasti liberi dal vincolo della riduzione di gas serra del 5 per cento fino al 2005.
1 benefici teorici della riduzione di emissioni da parte dell'Occidente, dal protocollo di Kyoto a oggi stanno rischiando, dunque, di essere vanificati dall'incremento di gas serra provenienti dalle nuove industrie dei Paesi cosiddetti in via di sviluppo, dove in questi anni gli investimenti di sono spostati. Ma quanto ci costerà in termini di salute e di danni ambientali (buco dell'ozono, aumento della temperatura, siccità), questo enorme spostamento di capitali dal "progredito" Nord al "sottosviluppato" Sud? In base ad uno studio effettuato dal World Resource Institute di Washington,
Ma chi c'è dietro questa mega operazione di finanziamento di impianti petroliferi o a gas, di migliaia di miliardi di lire, nell'altra parte del mondo? Multinazionali varie, società internazionali di fondi pubblici "Credito per l'Esportazione" (Export Credit agencies-Eca), una serie di imprese finanziarie istituzionali omonime di USA, Giappone, Canada e cinque Paesi Europei, tra cui anche l'Italia (che è all'ottavo posto nella lista dei maggiori finanziatori). Si tratta di banche o società assicurative gestite con fondi pubblici, denominate internazionalmente "Eca", un ente pubblico, dunque, che a sua volta fa capo "all'Unione di Berna", l'organismo che raccoglie tutte le società finanziarie più accreditate del mondo. I combustibili fossili che producono gas serra rappresentano il 40 per cento dei prodotti finanziati dall'Eca dal '94 al '99. Trentaquattro miliardi di dollari sono andati soltanto in alcuni Paesi in via di sviluppo, e proprio quelli che già producevano le più alte concentrazioni di gas serra: Cina, Indonesia, Pakistan, Filippine, India, Venezuela, Messico, Colombia e Bolivia. Quindi, mentre le agenzie finanziarie dei Paesi del Nord approntano programmi per il Sud che portano all'aumento delle emissioni, alcuni Governi di tali Paesi chiedono ai Paesi cosiddetti in via si sviluppo la riduzione delle emissioni di gas serra. Se non è ipocrisia, allora si tratta di chiara schizzofrenia. Al di là delle parole, dei propositi e dei solleciti i fatti e le cifre dicono che i Paesi del Nord investono migliaia di miliardi per nuove industrie inquinanti nel terzo mondo, mentre il settore degli investimenti in "trasferimenti tecnologie ambientali " (Global Environment Facility-Gef), un meccanismo finanziario che consente l'accesso ai fondi pubblici per investimenti in tecnologie pulite per il terzo mondo, non viene utilizzato come si dovrebbe. Ad esempio, tra il 1991 ed il 1999 il Gef ha finanziato progetti presentati da vari governi solo per 3 miliardi e 800 milioni di dollari contro i 103 degli investimenti in progetti di nuove industrie. A partire dalla metà degli anni '90 fino ad oggi ben il 70% degli investimenti dell'Eca nel terzo mondo si sono concentrati nei seguenti settori: energia, carbone, produzione di petrolio e gas..
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I Paesi industrializzati da un lato si impegnano sulla carta e nelle intenzioni, nel rispetto della convenzione di Kyoto, a diminuire le emissioni di gas C02 nell'aria passando a fonti di energia rinnovabile o usando costosi desolforatori e combustibili meno inquinanti nelle vecchie industrie, dall'altro, attraverso i propri governi, hanno finanziato, dal '94 al '99, con 103 miliardi di dollari, nuovi impianti industriali nei Paesi cosiddetti in via di sviluppo. Della cifra su citata ben 34 miliardi sono stati stanziati per finanziare impianti petroliferi, a carbone o altri gas combustibili in questi Paesi che, com'è noto, sono rimasti liberi dal vincolo della riduzione di gas serra del 5 per cento fino al 2005.

